MAURITIUS

MAURITIUS

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VENERDI’  1/7/88

 

Alle 14:00 Lina è venuta a prenderci sotto casa e con la sua macchina siamo arrivati ad Ostia quasi puntuali all’appuntamento con Stefano; da lì, con una sola macchina, il padre di Stefano ci ha accompagnati all’aeroporto dove, nel fervore dei lavori per il mondiale del 1990, c’era una confusione impressionante.

Alle 15:15 abbiamo finalmente rintracciato il rappresentante della Grandi Viaggi (società che ci ha fatto parecchie sgradite sorprese), dal quale abbiamo ricevuto i biglietti aerei e le ultime, superflue, indicazioni per il viaggio.

Il volo diretto per Mauritius, con il quale avremmo dovuto viaggiare, è stato sostituito per noi con un volo fino a Monaco di Baviera (Lufthansa) e da qui con quello intercontinentale (Air Mauritius).

Il primo volo doveva partire alle 16:50, ma all’ultimo momento è stato annunciato un ritardo di due ore; passando nervosamente il tempo siamo arrivati all’ora della presunta partenza e siamo saliti a bordo. Già il tempo stringeva per la coincidenza alle 21:45 ma, con il cuore in gola, abbiamo dovuto aspettare un’altra mezz’ora rullando sulla pista.

Certi di aver perso la coincidenza (il prossimo volo sarebbe stato la settimana successiva) abbiamo volato per poco più di un’ora; alle 21:35 siamo schizzati fuori dall’aereo e con una corsa frenetica siamo arrivati al gate di partenza del volo intercontinentale, lì abbiamo saputo che ci sarebbero state altre due ore di ritardo.

Ancora attesa, stavolta più rilassati, tra molti turisti tedeschi. L’aereo, un Boeing 767, nuovissimo e molto comodo è stato una bella sorpresa, così come è stato gradevole il pasto serale a bordo.

 

 

SABATO  2/7/88

 

Cercando di dormicchiare, ma solamente Paolapiera ci è riuscita, abbiamo fatto mattina.

Dopo nove ore di volo è apparso in mare un primo, stupendo atollo; il viaggio è durato in tutto 12 ore e quando finalmente si è vista la sagoma delle scure montagne di Mauritius tutti hanno tirato un sospiro di sollievo.

Dall’alto i colori dell’isola sono molto belli, anche se si vede chiaramente che sono poche le zone rimaste “selvagge”; grande la delusione quando, scesi dall’aereo, ci ha aggredito un vento piuttosto freddo.

Non molto facili le operazioni di sbarco (per noi ulteriormente complicate dal fatto di essere stati da pochi mesi in Kenya, considerato zona malarica).

Abbiamo senza fatica rintracciato il corrispondente locale della Grandi Viaggi che si è limitato a riconfermarci il volo di ritorno ed a reperirci un taxi; siamo riusciti a cambiare qualche decina di migliaia di lire in rupie mauriziane all’aeroporto prima di avviarci verso l’albergo.

Le strade dell’isola, strette e dal fondo sconnesso (specialmente ai lati), sono percorse da moltissime biciclette e da qualche automezzo che si tiene al centro della strada schivando all’ultimo momento chi viene in senso contrario (la circolazione è a sinistra).

La strada che abbiamo percorso era una strada costiera che a destra confinava con strette e nere spiagge vulcaniche, affollate di massi scuri, e a sinistra con ininterrotte piantagioni di canna da zucchero dalle quali sbucavano povere casupole.

Abbiamo percorso i 48 km. dall’aeroporto all’albergo (hotel Belle Mare) in un’ora e venti minuti, appena entrati ci aspettava un cocktail di benvenuto ed un’accoglienza gentile.

Le stanze, immerse in uno splendido parco verdissimo, non erano un granché nonostante il bel terrazzo e la filodiffusione; la delusione più grande è stato sapere che il forte vento da est, durante l’inverno locale (giugno-agosto), soffia costantemente piuttosto sostenuto.

Il tempo di aprire le valigie, effettuare veloci telefonate in Italia e poco prima delle 16:00 eravamo sulla spiaggia; il mare, a causa del forte vento, era increspato all’interno della barriera corallina, fuori era veramente mosso; inoltre l’acqua non era assolutamente calda.

La baia dove si trova l’albergo è bella ed ampia, il bianco della sabbia è spesso spezzato da neri ammassi di pietre laviche che disegnano penisole ed isolotti anche in mare; la barriera si trova a poco meno di un chilometro ma tutta la baia è una piattaforma corallina.

Arrivati in spiaggia ci siamo tuffati ma il bagno è durato poco a causa dell’acqua non calda e del forte vento al quale la baia era completamente esposta.

Riposo e lunga doccia in camera in attesa dell’ora di cena; nella sala ristorante abbiamo scoperto di essere al tavolo con altri due italiani (ma emigrati in Svizzera) in luna di miele e che, insieme ad un’altra coppia, sono gli unici italiani in albergo (gli altri ospiti sono quasi tutti tedeschi, pochi inglesi e francesi).

Cena onesta (non particolarmente tipica) e dopo un po’ di chiacchiere siamo andati a letto con un freddo spaventoso.

 

 

DOMENICA  3/7/88

 

Dopo colazione abbiamo fatto una partitina a bocce e poi siamo andati in spiaggia dove, nonostante il vento, ci siamo trattenuti fino alle 15:00 facendo anche una breve uscita in maschera e pinne; nonostante l’acqua fredda ed agitata abbiamo potuto vedere bei fondali ed un nutrito campionario di fauna sottomarina.

Un po’ di riposo in camera e poi ci siamo “avventurati” alla scoperta dell’albergo, un complesso di bungalow, villette e basse costruzioni adagiate su un prato verde costellato di palme e grandi piante da fiore; l’insieme è piuttosto curato e molto grande, la maggior parte delle attività sportive e di relax sono gratuite: tennis, ping pong, golf, bocce, freccette, biciclette.

Dopo aver fatto una partita a golf sul piccolo ma curatissimo campo a nove buche dell’albergo, abbiamo bevuto un aperitivo prima di cena travolti da un vento spaventoso. Abbiamo mangiato e poi ci siamo avviati a piedi al vicino casinò situato nell’hotel Saint Geran (a circa un chilometro di distanza).

La strada (praticamente deserta) era buia, scarsamente illuminata dalle nostre lampade tascabili, un concerto potentissimo di rane (un rumore da sembrare un grosso motore a scoppio) ci ha accompagnato fino all’entrata del casinò (ingresso a pagamento 50 rupie, circa 5.500 lire).

Dopo un momento di incertezza abbiamo iniziato a giocare alle macchinette mangiasoldi e poi a roulette, dove Stefano e Lina hanno vinto poco meno di 300.000 lire.

Lungo la strada del ritorno c’è stato un momento inquietante quando due cervi, invisibili al buio, hanno iniziato una frenetica fuga quando gli eravamo ad un paio di metri (sull’isola ci sono molti cervi in stato di semilibertà).

 

 

LUNEDI’  4/7/88

 

Anche oggi vento e tempo incerto che passa in pochi attimi da piogge torrenziali a sole insopportabilmente caldo.

Durante la mattinata abbiamo incontrato Bruno, il corrispondente locale di Grandi Viaggi, che ci ha presentato le possibili escursioni; piuttosto onestamente ci ha spiegato le condizioni del tempo (dal quale non dovevamo aspettarci niente di buono) e le gite più interessanti e convenienti.

In spiaggia fino alle 16:00 e poi partitella a tennis e a golf.

Cena senza niente di particolare e poi chiacchiere serali davanti alle consumazioni (praticamente obbligatorie), “allietate” dalla band locale.

 

 

MARTEDI’  5/7/88

 

Alle 9:00 appuntamento con un bel taxi per la prima escursione organizzata, abbiamo puntato verso la capitale, Port Louis, percorrendo strette strade soffocate da muraglie di canna da zucchero. Caratteristiche collinette di pietre nere si elevano dalle piantagioni, sono formate dal materiale lavico estratto per dissodare il terreno, alcune sono di dimensioni considerevoli.

Durante la strada abbiamo potuto vedere un allevamento di ostriche ed uno di cervi, poi dopo circa un’ora siamo arrivati a Pamplemousse, località dove oltre un secolo fa fu creato un giardino botanico molto bello; vi sono piante endemiche ed esotiche (cannella, sandalo, incenso, varie specie di palme), tra le curiosità una pianta acquatica dalle foglie idrorepellenti ed una palma che fiorisce a cento anni dalla nascita e poi muore.

Uno strano tipo che fungeva da guida, accompagnato da una stupenda bambina, ci ha illustrato passo passo il giardino botanico; ogni tanto ci soffocava con il profumo di piante varie pretendendo che le riconoscessimo grazie al nostro olfatto.

Risaliti sul taxi ci siamo diretti verso Port Louis, sulla strada abbiamo potuto vedere due grandi templi indù, la cosa più caratteristica della città sembra essere il tremendo mercato (spezie, pesci secchi, stoffe ed abiti importati, conchiglie, pochi coralli soprattutto nei negozi lì intorno), vi abbiamo gironzolato per poco più di un’ora. La capitale, piuttosto caotica, mantiene edifici in stile francese ed inglese utilizzati come uffici pubblici , per il resto moderne banche, porto e baracche.

Verso le 13:00 ci siamo diretti verso nord e dopo venti minuti abbiamo raggiunto Trou aux biches (tana delle cerve), bella baia non esposta ai venti da est, dove sorge l’acquario.

In venti minuti si osservano con calma le trenta vasche del modesto edificio che contengono una grande varietà di pesci, molluschi, crostacei tipici della fauna sottomarina mauriziana.

Spostamento verso Grand Baye, uno dei posti più esclusivi dell’isola; è in effetti una bella baia, quasi un fiordo, dalle acque basse e tranquille dove si affacciano molti alberghi e villaggi turistici. Ci siamo fermati per il pranzo (a base di pesce, buono ma costoso) durante un vero diluvio; ripartiti abbiamo seguito la costa nord dell’isola, vulcanica e frastagliata con pareti a picco sul mare ed isolotti alti e scoscesi.

Ci siamo fermati in una fabbrica dei famosi modelli di velieri (piuttosto costosi) ed abbiamo  potuto  vedere  tutte  le  fasi  della  paziente  lavorazione  nonché  un museo–mostra abbastanza bello.

Il ritorno in albergo, sempre su strette strade che però in questo punto si snodano tra boschetti e ville, è stato movimentato da piogge violente.

Cena e serata passata a vedere uno spettacolo di danze africane organizzato in albergo.

 

 

MERCOLEDI’  6/7/88

 

Finalmente bella mattinata di sole con vento non fortissimo; è tornato Bruno (il corrispondente locale della Grandi Viaggi) per proporci altre escursioni. Resto della giornata in spiaggia, usufruendo di canoe e pedalò forniti dall’albergo.

Nel pomeriggio torneo di ping pong (io e Stefano siamo stati sconfitti dal primo e secondo classificati) e nuova serie di palleggi a tennis.

Il repentino tramonto tropicale ci ha dato modo di prepararci con calma per la cena; dopo aver mangiato abbiamo assistito ad uno spettacolo di "Sega", danza popolare locale di origine africana.

 

 

GIOVEDI’  7/7/88

 

Bella giornata di mare, durante la quale abbiamo fatto un’escursione per la baia con la barca dal fondo di vetro (sempre servizio fornito gratuitamente dall’albergo); abbiamo potuto vedere molte formazioni di corallo, soprattutto ad ombrello, pesci, lumaconi (lunghi anche mezzo metro) e ricci di dimensioni incredibili (gli aculei possono arrivare a 40 cm di lunghezza).

Una passeggiata a piedi verso nord, ci ha portato a scoprire una baietta riparata dal vento con acqua più calma e di temperatura gradevole.

Partitina a golf e solita attesa dell’ora di cena; ancora niente di particolare da mangiare ed un po’ deludente anche l’animazione serale.

 

 

VENERDI’  8/7/88

 

Giornata incerta come non mai, sgrulloni alternati a momenti di sole ustionante in successione rapidissima, tanto da costringerci a cercare riparo sotto la veranda dell' alloggio dei ragazzi di Livorno (proprio sul mare) per una quindicina di volte.

Nel primo pomeriggio il tempo si è aggiustato, sono così stato un po’ in canoa anche se il mare restava mosso.

Prima di cena partita a tennis e piccolo torneo di golf; dopo aver mangiato siamo stati nel bungalow dei due “svizzeri” a bere qualcosa fino alle 23:00.

 

 

SABATO 9/7/88

 

Risveglio traumatizzante alle 5:00 per essere pronti alle 6:00 alla reception e partire verso Trou aux biches dove ci aspettava il motoscafo per la pesca d’altura.

I due taxi (oltre noi quattro c’era una coppia di finlandesi) hanno corso come pazzi sulle terribili strade, percorse nel buio da biciclette senza fari. Dopo meno di un’ora siamo arrivati all’imbarcadero dove c’erano quattro motoscafi d’alto mare ormeggiati.

Da questa parte dell’isola il mare era più calmo, essendo riparato dal terribile vento che spazzava la costa orientale; siamo così partiti puntando verso il largo, piuttosto lentamente all’interno della barriera corallina e poi molto velocemente appena in mare aperto.

Dopo esserci allontanati dalla costa di circa sette miglia (l’isola si poteva abbracciare con uno sguardo), abbiamo iniziato a rallentare e le esche che fino ad ora saltavano sull’acqua (grossi calamari finti e molto colorati) si sono immerse.

Il mare si era fatto sempre più mosso e si stentava a stare in piedi; cercando di fotografare gli spettacoli che ci si offrivano (grossi pesci volanti ed in particolare una balena piuttosto vicina che respirando spruzzava rumorosamente ) abbiamo più volte rischiato di cadere in acqua (in questo punto oltre 3.000 metri di fondo).

Dopo circa un’ora e mezza di navigazione la canna centrale ha iniziato a scuotersi ed il filo a srotolarsi velocemente; uno dei marinai si è subito lanciato verso la canna ed io ho fatto posto a Stefano che, non senza fatica (il mare in questo momento era spaventosamente mosso), si è seduto ed ha iniziato a girare il grosso mulinello.

La preda era a circa cinquanta metri dalla barca e non accennava a cedere, riflessi celesti ne facevano intuire la guizzante sagoma ma non le dimensioni reali.

Dopo qualche minuto, in cui Stefano stava quasi per cedere, il pesce è crollato e quasi docilmente si è avvicinato alla barca: era un dorado, pesce coloratissimo e con una grossa testa dal muso non prominente. Uno dei marinai ha impugnato il gancio e lo ha arpionato scaraventandolo sul fondo della barca; in un attimo il caos, il pesce ha cominciato ad agitarsi e saltare violentemente, il suo sangue schizzava arrossendo la barca e noi; ancora guizzante è stato spinto in una grossa botola dove, dopo qualche secondo, ha smesso per sempre di agitarsi.

Nel frattempo il mare era praticamente in burrasca e Paolapiera ha iniziato a sentirsi male, una provvidenziale Xamamina l’ha fatta sentire meglio dopo oltre mezz’ora; il resto della mattinata è passato come una crociera per circa tre ore fino a quando la canna centrale ha iniziato a vibrare. Il grosso finlandese che era con noi si è seduto con molte difficoltà ed ha iniziato senza grande fatica a ritirare e dopo neanche due minuti è uscito fuori un tonnetto (bonito).

Ancora chiacchiere e sole per un’ora fin quando una canna laterale ha iniziato ad agitarsi: era il mio turno ed ho iniziato a ritirare, prima con un certo sforzo e poi con troppa facilità, avevamo agganciato una grossa busta di plastica!

Costeggiando una zona di scogli lavici scurissimi ci siamo poi diretti verso l’imbarcadero; foto di rito per Stefano con il dorado da 26 libbre (circa 14 kg.).

Ritorno in taxi (che ci aveva aspettato tutto il giorno) verso le 15:00 abbastanza stanchi; riposo, partitella a carte e cena.

 

 

DOMENICA  10/7/88

 

Giornata di mare tra sole, canoa, snorkeling, pallavolo.

Spettacolare è stato l’atterraggio dell’elicottero turistico sul campo di calcio dell’albergo.

Pranzo verso le 15:30 ascoltando un trio che suonava musica country non male.

Cena e poi spettacolo di danze indiane non molto bello.

 

 


 

LUNEDI’  11/7/88

 

Alle 8:15 abbiamo fatto colazione e poco prima delle 9:00 è arrivato il taxi (lo stesso della scorsa escursione) che ci doveva condurre nella zona sud dell’isola.

Abbiamo in parte percorso la strada verso il nord per poi deviare, senza che il paesaggio subisse mutamenti, sempre tra le alte muraglie di canna da zucchero.

Interessante la vista di una serra piena di fiori incredibili e di uno zuccherificio circondato da un parco magnifico. Abbiamo traversato un paesone, Quartiere Militaire, che come gli altri si presenta piuttosto povero e trascurato (tranne qualche eccezione di belle villette con rigogliosi giardini), per poi iniziare la salita verso la zona montagnosa che domina tutta l’isola.

A poco più di 200 metri di altitudine sorge la città di Curepipe, grosso complesso residenziale di stampo europeo; bei negozi, molte auto, molti bianchi e cinesi ed un’infinità di banche.

Dopo esserci fermati in un laboratorio per la lavorazione dei diamanti ed in qualche negozio, ci siamo avviati verso la cima più alta nelle vicinanze di Curepipe che è il cratere di un vulcano ormai spento (Trou aux cerfs) ricoperto da rigogliosa vegetazione tropicale, specialmente sulle ripide pareti interne e dal quale si gode il panorama dell’intera isola; unico inconveniente un vento feroce che ci ha veramente fatto soffrire.

Verso le 11:00 siamo ripassati a Curepipe e l’autista ci ha consigliato di pranzare perché proseguendo non avremmo trovato altri posti dove mangiare, essendo però molto presto abbiamo preferito digiunare.

Breve visita ad una fabbrica di modelli di velieri e poi arrampicata sul crestato e scuro altopiano che domina l’isola e che in questo punto si solleva bruscamente con pareti laviche scoscese, nude ed impressionanti (seppure l’altezza massima non raggiunge i 1.000 metri).

In questa zona, ora parco nazionale, la vegetazione è rimasta quella originaria dell’isola ed effettivamente inerpicarsi per queste stradine ha tutto un altro sapore che traversare le immense colture di canna da zucchero.

Ci siamo fermati una prima volta per vedere il bacino lacustre più grande dell’isola, Mare de Vacoas (semiartificiale), che a causa del vento aveva un aspetto impressionante con colore marrone ed onde rapide ed alte. Con fatica, ricacciati dal vento, siamo saliti su una specie di silos, parte di un generatore idroelettrico, dove l’acqua cadeva per varie decine di metri con gran fragore.

Su mia richiesta siamo poi andati al lago Gran Bassin, piuttosto piccolo ed incassato in un cratere vulcanico con un isolotto al centro; la zona è luogo di culto per gli induisti, come dimostra la presenza di vari templi e la conformazione delle sponde fatte a gradini per i bagni rituali. Nelle vicinanze una piccola ma moderna centrale eolica parzialmente funzionante.

La strada si è poi fatta strettissima proprio nella zona più bella, con cascate altissime incastonate in strette vallate molto rigogliose, con lo sfondo dello splendido mare e della fascia bianca della barriera corallina (con il sole, il riflesso è accecante anche a qualche chilometro di distanza).

Iniziata una ripida discesa, dopo aver trovato lamponi ed incontrato il primo automezzo dopo quasi due ore di “deserto” (era un pullman che ci ha costretto ad una lunga retromarcia), siamo arrivati a Chamarel, zona di ripide colline, famosa per le belle cascate e per una vasta area senza piante dove il terreno assume sette diverse colorazioni (da qui il nome di terre colorate).

Traversando una zona coltivata a canna da zucchero ci siamo infine trovati sulla costa occidentale e, seppure lontani dal mare, potevamo vedere quanto l’acqua fosse calma; in questa zona le montagne arrivano fino al mare ed in alcuni punti si apre qualche striscia di sabbia bianchissima che contrasta nettamente con i neri rilievi lavici.

Interessante sosta al museo delle conchiglie (splendide) dove erano esposti anche esemplari di pesci (sia imbalsamati che vivi) ed orchidee.

L’ultimo luogo da visitare era Casela, località famosa per il parco degli uccelli, un posto veramente stupendo con prati incredibili, ruscelli e gabbie che contenevano volatili di ogni tipo tutti coloratissimi; sosta per il pranzo all’economico ristorantino del parco.

Veloce ritorno in albergo, riposo, cena e poi sfilata di moda nella quale sono stati presentati gli "esclusivi" abiti della boutique dell’albergo.

 

 

MARTEDI’  12/7/88

 

Stamattina abbiamo provato a prendere le biciclette, ma visto che per Lina erano troppo alte, solo io e Stefano siamo partiti per una lunga passeggiata sulle strade in continuo saliscendi che spezzavano la gambe.

Canne da zucchero, qualche raccoglitore e poi Poste de Flaq, il paese più significativo della zona (cinque capanne senza nemmeno un negozio); al ritorno abbiamo percorso una piccola strada secondaria, ancora tra enormi piante di canna da zucchero, fino a raggiungere un altro minuscolo villaggio. La strada per tornare in albergo ci è sembrata molto più lunga, anche a causa del sole che nel frattempo era uscito fuori.

Resto della giornata in spiaggia tra canoa, pedalò e pallavolo; pranzo al barbecue sulla spiaggia e poi breve riposo.

Alle 16:00 è iniziato il torneo di bocce che Paolapiera, in coppia con un animatore, ha vinto, primo premio un cocktail.

Dopo cena ancora uno spettacolo di Sega.

 


 

MERCOLEDI’  13/7/88

 

Mattinata trascorsa in una baia a metà strada tra il nostro albergo ed il Saint Geran, riparata dal vento e con acque decisamente più tranquille.

A causa di un improvviso cambiamento di tempo, con conseguente spaventoso rovescio d’acqua, siamo rientrati in albergo ed abbiamo mangiato qualcosa.

Dopo un po’ di riposo io e Stefano abbiamo partecipato ad una massacrante partita di pallone sul campo in erba dell’albergo.

Serata dopo cena trascorsa ad assistere ad un simpatico spettacolo dedicato ad Harry Belafonte.

 

 

GIOVEDI’  14/7/88

 

Dopo colazione abbiamo preso un taxi (con il quale ci siamo anche accordati per il ritorno) per andare a Ile aux Cerfs, il posto forse più famoso di Mauritius, che dista una decina di chilometri dal Belle Mare.

L’isoletta è di proprietà dell’hotel Touessrok, colonia di italiani, dove abbiamo fatto una sosta in attesa del piccolo traghetto; l’originale e curata costruzione ne fa uno dei migliori alberghi locali seppure la spiaggia non sia un granché.

Il battello si prende da un moletto situato in una tranquilla laguna dai confini resi vaghi dalle fitte mangrovie; gli accessi al mare aperto, piccoli e seminsabbiati, rappresentano la separazione tra Mauritius e la piccola isola dei cervi.

Dieci minuti di traghetto e si sbarca su una tipica, accecante spiaggia tropicale, dall’acqua tiepida e trasparente, bordata da piante di alto fusto; una parte del vago confine tra acque e sabbia è affollata da decine di imbarcazioni di venditori, un vero colorato mercato dove tutti parlano italiano.

La parte più bella dell’isoletta, sarebbe riservata agli ospiti del Touessrok, ma nessuno controlla e così ci siamo appropriati di un ombrellone nel posto migliore; la zona era abbastanza distante dalla massa di “italioti” che affollano il Touessrok e che pare si divertano un mondo a praticare i più stupidi giochi organizzati dagli aguzzini-animatori locali.

Giornata di mare rilassante, con poco vento e belle escursioni in maschera e pinne; qualche acquisto al mercatino ed un po’ di invidia per gli splendidi catamarani ormeggiati.

Verso le 15:00 abbiamo iniziato a sbaraccare e abbiamo avuto un’immagine da riviera adriatica ad agosto; nell’attesa del traghetto abbiamo assistito ad uno spettacolo di acrobazie sugli sci d’acqua organizzato per le celebrazioni dell’anniversario della presa della Bastiglia.

Breve traghettata e poi in mezz’ora di taxi (che ci stava aspettando) eravamo in albergo.

Partitella a golf e dopo cena (questa sera a buffet molto buona e varia) serata non male dedicata alla festa nazionale francese; dopo le 22:00 è stato proposto uno spettacolo piuttosto ridicolo (che coinvolgeva i turisti), involontariamente molto divertente.

 

 

VENERDI’  15/7/88

 

Bella giornata con poco vento passata in spiaggia.

Dopo un nuovo giro sul battello dal fondo di vetro, abbiamo giocato a pallavolo e fatto un paio di uscite in maschera e pinne.

Buon pranzo, anche se un po’ costoso a causa dell’aumento dei prezzi (è iniziata repentinamente l' alta stagione locale) , e senza riposo ancora in spiaggia.

Serata dopo cena a mangiare qualche noce di cocco raccolta durante la giornata.

 

 

SABATO  16/7/88

 

Mattina e primo pomeriggio in spiaggia sfruttando al massimo le possibilità offerte dall’albergo, oltre canoa e pedalò, oggi ci siamo fatti accompagnare, da uno dei “marinaretti” del club nautico dell’albergo, per un bel giro in catamarano.

Visto che verso le 12:00 avevamo dovuto lasciare una delle stanze, ci siamo arrangiati nelle due rimaste per fare la doccia e gli ultimi preparativi.

Alle 16:00 pranzo e poi, pagato il conto, abbiamo atteso giocando a golf il taxi (arrivato poco prima delle 18:00, durante un’accanita partita a freccette).

Dopo un’ora e venti di auto per le brutte e buie strade dell’isola, siamo arrivati all’aeroporto; lunga fila per prendere i posti in aereo (fila 17 come all’andata) e poi ultime spese al duty free shop (convenienti pupazzi di pelouche e sigarette).

Quasi puntuali siamo saliti sull’aereo ma la partenza è avvenuta alle 23:00, con circa un’ora di ritardo.

 

 

DOMENICA 17/7/88

 

Dopo la cena ed il film a bordo (The golden child, con Eddy Murphy), ci siamo un po’ addormentati e poi tra continui risvegli siamo arrivati all’ora di colazione. Mentre sorvolavamo Napoli ci siamo definitivamente riavuti e dopo dieci ore e un quarto dalla partenza, siamo atterrati a Fiumicino dove il padre di Stefano ci stava aspettando.

Tranne due controlli della finanza lungo la strada, tutto è proceduto regolarmente fino ad Ostia dove abbiamo ripreso la macchina di Lina per tornare a Roma.

Alle 10:15 siamo arrivati a casa.

 

 

 

 

CURIOSITA’

 

L’isola, disabitata, fu scoperta dai portoghesi nel 1511, ma solamente alla fine del XVI secolo vi si installarono gli olandesi dandole il nome dell’allora Statholder d’Olanda, Maurizio di Nassau.

Nel 1715 fu occupata dalla Compagnia Francese delle Indie Orientali e fu chiamata Ile de France; la maggior parte di ciò che si trova oggi sull’isola è un retaggio del secolo di occupazione francese (le città, soprattutto Port Louis, le piantagioni di canna da zucchero, la cultura europea), quando infatti gli inglesi la occuparono (nel 1814 restituendole il nome originario) non portarono niente di nuovo se non la lingua.

Dal 1968 è una repubblica indipendente.

 

 

Il dodo, l’uccello camminatore estinto dopo neanche mezzo secolo dalla scoperta dell’isola, rappresenta il simbolo dell’ospitalità locale.

Qualche resto fossile ed alcune cronache portoghesi, hanno permesso la ricostruzione di questo animale unico al mondo, scomparso a causa della propria ingenuità (non avendo prima dell’arrivo dell’uomo nessun nemico naturale) e goffaggine (cani e gatti importati dagli europei lo catturavano con estrema facilità).

 

 

Mauritius fu il terzo paese ad emettere francobolli, il secondo ad avere un impianto per corse di cavalli e vi fu stampato il terzo giornale (come data di nascita) in lingua francese.

 

 

La popolazione è una mescolanza di moltissime razze: europei, indiani, cinesi, africani (spesso tra loro incrociate), che mantengono i propri usi e la loro religione (cristiani, cattolici e protestanti, induisti, buddisti, mussulmani), uniti da un dialetto di stampo francese con molte influenze inglesi.

 

 

 

 

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